Il ruolo sociale del DSMPD

Una riflessione sul ruolo del Dipartimento
Come può un Dipartimento che si occupa di salute mentale e di dipendenza proporsi anche come parte integrante del tessuto sociale della Provincia e adempiere al ruolo istituzionale di “tutela e promozione di salute”?
Recenti fatti di cronaca della Provincia impongono una riflessione sulla tenuta del tessuto sociale e dovrebbero impegnare la ASL in un ruolo attivo di promozione di salute favorendo la creazione di spazi di compensazione sociale. Abbiamo brillato di silenzio di fronte alla retata del casermone a Frosinone, di fronte a suicidi anche di nostri pazienti, di fronte ai fatti della Piazza di Alatri, di fronte ad uno sgretolamento progressivo del tessuto sociale che dalla “liquidità” sembra passare allo stato solido, del ghiaccio, e nella nebbia della paura e della diffidenza reciproca, con esplosioni rosse di sangue.
Il DSMPD aveva previsto una UOC di Promozione Salute, Fragilità e Fasce Deboli che, a quanto pare, verrà cancellata. Nelle intenzioni questa UOC avrebbe dovuto creare una policy di promozione di salute nel territorio e dialogare con gli Enti pubblici e del terzo settore per contribuire a creare situazioni di positività sociale, contesti sociali in cui la diversità, il rispetto, la pensabilità, la riflessione critica e la costruzione partecipata di progettualità di cambiamento culturale avrebbero trovata “casa”. Tutto questo era la promozione di salute, in stretto collegamento con le altre unità del DSMPD. Adesso, secondo me, siamo più poveri: lo spazio per una azione di promozione sociale del benessere si sono ridotti, ciascuno di noi è costretto nelle proprie stanze secondo priorità che lasciano l’amaro in bocca (prima i tossicodipendenti, poi i carcerati e se c’è tempo, la scuola e la promozione di salute). Stiamo rinunciando ad un ruolo sociale che ci deriva dal mandato istituzionale di operatori addetti alla tutela e promozione di salute (mentale).

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