Tra passato e futuro, in un presente sospeso

Tra passato e futuro, in un presente sospeso
Considerazioni sul Covid e sulla strana epoca che ci troviamo a vivere. Parto dalla speranza che ha animato il mio fare e pensare negli ultimi anni: il Club di Roma nel 1972 ha dato incarico ad un gruppo di scienziati di verificare le condizioni di sviluppo del nostro pianeta; il risultato è lo studio “I limiti dello sviluppo”. Questo gruppo di scienziati previde che, perdurando le condizioni di crescita e sfruttamento del pianeta, nel 2030 si sarebbe verificato un collasso economico e demografico di proporzioni immani, la causa del quale è da addebitare all’impossibilità di proseguire in uno sfruttamento senza limiti delle risorse del pianeta a vantaggio di uno sviluppo basato sulla crescita del PIL: uno sviluppo senza limiti in un mondo con limiti evidenti porta come conseguenza il collasso del sistema. Un nuovo studio, cinquant’anni dopo, ha confermato le previsioni: ci avviamo verso la catastrofe se tutto rimane com’è. A questa previsione catastrofica si aggiunge il cambiamento climatico. Come accade nelle migliori tradizioni, l’ONU reagisce e tira fuori l’agenda 2030: c’è ancora la possibilità di evitare la catastrofe, ma abbiamo la necessità di cambiare il paradigma della crescita economica e dobbiamo muoverci verso uno Sviluppo sostenibile. La profezia può essere fermata, oppure può produrre un collasso spazio temporale e possiamo avviarci inesorabilmente verso una profezia che si autoavvera.
Sono uno psicoterapeuta e nella pratica clinica quotidiana ho avuto molto a che fare con il fenomeno della profezia che si autoavvera, così come Watzlawick l’ha teorizzata, o, con altro nome di origine psicoanalitica, con la coazione a ripetere.
Accanto a queste riflessioni catastrofiche ricordo anche che, molti anni fa, in una stagione eroica della televisione, il comico Paolo Rossi ci offriva sogni sgangherati con visioni di un mondo alla rovescia; ecco mi sembra che siamo all’interno di un incubo con un mondo alla rovescia: siamo in guerra, senza che si spari un colpo, si protegge l’altro non incontrandolo, stando a distanza, non frequentandolo, si pratica l’amore per l’altro restando isolati, si proteggono gli anziani non andandoli a trovare e/o chiudendoli da qualche parte, si fa didattica innovativa tornando alla lezione frontale e distanza, si fa psicoterapia dietro uno schermo da computer, tutti trasformati in un mondo di Hikikomori, si combatte la paura rimanendo in casa, si fa socializzazione attraverso i social media.
Sono incalcolabili i danni da cura del Covid da quando la cura è stata rappresentata dal distanziamento sociale. Potevamo definirla distanziamento fisico, mentre distanziamento sociale lascia intendere che è meglio coltivare l’asocialità, rimanere all’interno delle proprie case e delle proprie famiglie coltivando rapporti solamente professionali attraverso “smart working”. E’ una visione da mondo alla rovescia. La visione critica ha a che fare non tanto con il correre il rischio del contagio, quanto con l’enorme necessità, del tutto umana, di alimentare la mia umanità attraverso il continuo confronto con l’altro. La solidarietà che dovrebbe scattare nel momento in cui l’intera umanità è sottoposta ad un forte rischio, rimane relegata dietro la paura del contagio, la necessità di rivedere la qualità di un modello sociale attraverso una visione integrata uomo-ambiente resta schiacciata attraverso la difesa della propria integrità fisica messa a repentaglio dal contagio sociale del virus.
Siamo nell’era antropocentrica, nell’era della globalizzazione, fino al 2019 gli aerei solcavano i cieli, nessun luogo del mondo poteva sfuggire alla massificazione e alla genitificazione. Come spesso accade nella storia umana, allorquando si afferma una tendenza, immediatamente se ne crea un’altra contrapposta che nasce e cresce come risposta oppositiva alla tendenza in atto: alla globalizzazione si è contrapposto il sovranismo, il pensiero che ci si possa difendere dall’altro chiudendo confini e negando possibilità. Poi è arrivata la pandemia a dare un senso a questa opposizione e a stravolgere il gioco. Alessandro Baricco propone due successive visioni: la trasformazione sociale enorme derivata dall’avvento dell’era del “games” (le cui conseguenze sociali sono state visualizzate dal film di Spielberg Ready player one), e quanto sta accadendo con l’avvento del mito della pandemia, espresso attraverso il “Libro segreto” Quel che stavamo cercando, nel quale si introduce il tema del valore del mito sociale e di come possa affermarsi nella vita quotidiana e nell’inconscio collettivo la catastrofe sociale.
A quanto pare Carl Gustav Yung affermava di aver ravvisato i prodromi del nazismo nell’analisi dei sogni dei tedeschi negli anni 30. Credo che, da Freud e Yung in poi, il sogno non troppo segreto della psicoanalisi possa essere quello di comprendere e in qualche modo anticipare i grandi fenomeni di massa, comprendere l’incomprensibile e l’orrore, la guerra, la tortura, il genocidio. Bion ha provato a delineare un possibile percorso per comprendere il sociale attraverso gli assunti di base e l’introduzione della griglia, un tentativo molto interessante di utilizzare il simbolismo e la metodologia scientifica matematica per comprendere il funzionamento della mente. Probabilmente il visionario che ha tracciato una linea percorribile rimane ancora uno scrittore di fantascienza: Asimov, con il ciclo della Fondazione, interamente basato sulla scienza della “Psicostoria”.
Siamo dentro la storia, un avvenimento storico di portata mondiale, stiamo arrancando sperando nell’avvento di un vaccino, che solo possa immunizzarci dalla pandemia; ci siamo messi nella mani di scienziati che vivono al di fuori del sociale, dentro un laboratorio, spesso nella precarietà più assoluta, ma non siamo ancora in grado di comprendere le conseguenze psichiche del potere immenso del mito della pandemia, dell’avvento del pensiero inconscio di massa. Abbiamo una grande occasione: comprendere noi stessi e come funzioniamo, come funziona il nostro cervello di massa.
Nella straordinaria esperienza clinica dei gruppi psicoanalitici mutifamiliari facciamo esperienza del meraviglioso e ancora sconosciuto fenomeno della Mente Ampliada, vale a dire della incredibile capacità di produzione di pensiero senza pensatore che circola all’interno dei gruppi, della capacità dei gruppi di articolare e fare esperienza di una esperienza di comprensione e trasformazione straordinaria, di un incontro di menti che produce trasformazioni e connessioni. E’ una umana capacità e una grande necessità. E’ in questo contesto che nasce l’esperienza della consapevolezza del gruppo, dello sviluppo del pensiero e della consapevolezza.
Vogliamo veramente rinunciare a questa possibilità aderendo acriticamente al distanziamento sociale? O non vogliamo percorrere un sentiero che, attraverso l’analisi del mito, attraverso l’esperienza di una mente ampliada comunitaria possa trovare la strada per una trasformazione sociale e comunitaria equa e sostenibile?